Ostetricia: Monitoraggio del benessere fetale o cardiotocografia

Introduzione

Gli ultimi due mesi di gravidanza vengono vissuti dalla donna con particolare ansia. Inizia infatti una sorta di conto alla rovescia tutto finalizzato al momento cruciale della gravidanza: la nascita del bambino. Dal punto di vista medico, la gestione di questa ultima fase della gravidanza e' finalizzata a garantire e monitorizzare il benessere fetale.

Cos’è il monitoraggio del benessere fetale

Il benessere fetale e' sostanzialmente la condizione di regolare crescita del feto ed è correlato ad una adeguata ossigenazione del sangue fetale attraverso la placenta. Il monitoraggio del benessere fetale attraverso alcune indagini strumentali che sono diventate di routine nella gestione delle ultime fasi della gravidanza.

Cosa serve il monitoraggio del benessere fetale

E’ uno strumento che serve sia a prevenire ed individuare eventuali segni di sofferenza fetale in ambito perinatale sia a valutare la presenza, la frequenza ed entità delle contrazioni dell’utero della madre. Il monitoraggio cardiotocografico e' un esame da eseguire settimanalmente a partire dalla 36 settimana fino al parto ed e' un'utile indagine diagnostica volta a garantire un controllo dell'evoluzione della gravidanza.

Come si esegue il monitoraggio del benessere fetale

Viene utilizzato uno strumento che si avvale di ultrasuoni per il rilevamento del battito cardiaco fetale ed un sistema di variazione di pressione per il rilevamento delle contrazioni uterine. Queste due sonde vengono applicate sull'addome della donna e mantenute in posizione mediante delle fasce elastiche.

Il monitoraggio mette in evidenza quindi se vi e' un'attività contrattile dell'utero, ma analizza soprattutto le variazioni di frequenza cardiaca del feto.

Durante 20 minuti circa di tracciato si registra:

  1. la linea di base, ossia la linea di frequenza cardiaca basale media;
  2. la variabilità, ossia la differenza fra la frequenza massima e minima;
  3. la presenza di accelerazioni, ossia un aumento della frequenza cardiaca media;
  4. la presenza di decelerazioni, ossia una netta riduzione della frequenza cardiaca;
  5. i movimenti attivi fetali (MAF), ossia la presenza dei movimenti percepiti dalla gestante.